Brucia Roma, brucia Roma co' lì romani.

24.10.2015 05:26

Il ritornello di una vecchia canzone fa: Brucia Roma, brucia Roma co’ lì romani.

 

Nerone suona ed i romani partono per la guerra, lo sfondo è una Roma che brucia.

 

Mi chiedo come fa a non bruciare una città, un paese quando il racconto di vita che viene fatto è sempre lo stesso, uguale e ricorrente. Interesse personale che travalica quello della comunità e si fa imprescindibile e certo.

 

A Roma non c’è mattone che tenga che Caltagirone non voglia, come non c’è appalto che non veda una percentuale finire nelle tasche di amici degli amici una volta della DC oggi di un PD che al suo interno ha visto prendere il potere una piccolissima ed insignificante parte, quella della Margherita, che senza la scelta di mescolarsi in un blob para-politico con i rimasugli incerti di un partito comunista decadente e decaduto, non avrebbe mai preso più di un 5% dei voti. Oggi quegli eredi della sinistra democristiana sono al potere e non avendo mai rescisso i loro legami con il potere quello vero, quello che apre e chiude banche lasciando una miriade di piccoli risparmiatori in mutande, quello che chiude ed apre fabbriche con l’aiuto dei fondi dello stato, si comporta di conseguenza e ruba ai poveri per garantire il potere dei quattro ricchi rimasti.

 

C’è chi, pomposo, afferma che le ideologie son morte, vero ma al loro posto ha preso il potere l’interesse privato. Quella imperitura ideologia, sempre verde e ghiotta, che ha intriso la nazione di corruttela diffusa. All’Anas la signora delle ciliegie fino al piccolo medico che in cambio di sesso garantisce invalidità ed assegni di accompagno.

 

Nei piccoli comuni, dove l’occhio pubblico è più vigile ed attento, attenzione forse soltanto dovuta a quel sentimento popolare di invidia mescolata a maldicenza, è la stessa storia. L’area vasta decide che è giunto il momento di aprire una discarica per tre comuni adiacenti, l’area agricola, che diviene miracolosamente edificabile, che viene scelta è di proprietà della famiglia della moglie dell’assessore. Viene deciso di appaltare ad una associazione che ancora non esiste ed uno dei responsabili dell’inesistente associazione è consigliere comunale. 

 

Un’insalata mista fra reali esigenze pubbliche ed interesse privato. Lavori stradali che cadono sempre nelle stesse mani, appalti e subappalti in un giro interminabile e ghiotto di denaro pubblico e privati conti correnti. Fondi europei a pioggia per improponibili ma rigorosamente inutili progetti e siamo molto fortunati se quegli stessi progetti non vanno in aperta collisione con le esigenze del territorio. Finanziamenti pubblici per false cooperative che entrano a gamba tesa in delicati equilibri commerciali creando aspettative per ulteriore disoccupazione.

 

Fondi pubblici a pioggia per campi interminabili ed inguardabili di pannelli solari che producono elettricità e consumano territorio, terra che non verrà più lavorata in cambio di una lampadina ininterrottamente accesa. Le capanne ed i fienili trasformati in false aziende agricole con il solo scopo di costruire dove non sarebbe possibile farlo con i fondi agevolati dallo stato. Falsi agriturismi finanziati da comuni e regioni che per i loro ristoranti aperti per tre mesi e chiusi per inefficienza economica fanno la spesa nei discount e servono vegetali e frutta cresciuta in Algeria.

 

L’etica pubblica asservita al potere di due malfattori mentre brucia Roma, brucia Roma co’ li romani.

 

Vostro

 

Disoccupato-incazzato-insonne

 

Claudio