Il disoccupato impiccato.

18.09.2015 04:52

Giovedì 17 settembre 2015 alle ore 14,00 la polizia di stato ha trovato in via Filippo Turati 231 un uomo della mia età morto suicida. 

In una via Filippo Turati qualsiasi, un’uomo qualsiasi, muratore disoccupato da anni qualsiasi, si è tolto la vita a 53 anni.

 

Un’ uomo senza ne lavoro ne denaro, senza dignità riconosciuta o identità apprezzata, solo nella sua solitudine tutta italiana dove ne istituzioni ne società sono disposti o disponibili ad ascoltare le tue difficoltà, la tua disperazione, dove diritto è una parola vuota e senza senso, un’uomo si è tolto la vita. 

 

Mi immagino il suo volto mentre cerca di fare la spesa contando le monete nella sua tasca, mai sufficienti per soddisfare la sua fame ormai atavica. Quelle monete lucidate da una mano ormai senza calli. Una mano adusa ai pesi dei mattoni che quel peso non sentono da tempo. 

Mi immagino il suo volto pieno di vergogna ogni volta che il conto superava il totale delle monete.

 

Le sue rughe di fatica e sole, i suoi denti ingialliti da nicotina e Tavernello. 

Le sue mani tagliate mille volte e mille volte ancora da mattoni e polvere di cemento. 

Magari era alto o magari era basso ma comunque e sempre dignitoso, un’uomo semplice con una vita ancora più semplice.

 

Mi immagino che non sapesse leggere libri, che non sapesse scrivere correttamente. 

Non conosceva la regola delle acca al posto giusto, non sapeva di consecutio temporum ne di amor che nullo amato amor perdona, ma che amava una donna o un bambino o li aveva amati fino al giorno di un divorzio per difficoltà economiche, questo sì ne sono certo.

 

Mi immagino la sua vita giovane passata con lavori al nero, senza marchette o cassa edili a soddisfare le richieste di chi non ama pagare le tasse sulla casa. 

La tasca quasi piena di biglietti di carta moneta e non solo con dentro poche monete come dieci minuti prima di morire. 

Il pensiero più rivolto alla macchina nuova che alla vecchiaia, che a lei si vedrà quando saremo vecchi.

 

Lo vedo in fila all’INPS per richiedere l’assegno di disoccupazione rifiutato, lo vedo lì seduto con gli occhi pieni di domande senza risposta. 

Lo vedo in fila all’ufficio di disoccupazione a rispondere a domande idiote e senza senso, 

lo vedo parlare con l’assessore del paese che solleva le spalle e non dà risposte.

 

Lo immagino solo in bagno senza voglia di radersi mentre il presidente del consiglio dei ministri vola a New York per una partita di tennis che secondo lui rappresenta l’Italia che ce la fa. 

No, lui non ce la fa e non può farcela.

 

Lo vedo decidersi alla morte mentre un senato di bigotti e corrotti straparla cercando di difendere un seggio a cui nessuno più crede.

 

Lo vedo salire sul tavolo ed assicurare la corda esattamente come faceva in cantiere e respirare il suo ultimo respiro mentre il vicino si diceva felice che Renzi finalmente toglie le odiate tasse sulla casa.

 

Sento il rumore della sedia che cade ed il suo ultimo rantolo mentre una nazione intera si lamenta di immigrati clandestini e festeggia un gol.

 

Lo vedo dondolare nel suo ultimo ballo, appeso lì a ricordare a me ed a tutta una nazione che non si abbandonano gli esseri umani ad un destino idiota e senza soluzioni e che forse quel ballo non lo avrebbe mai fatto se avesse incontrato empatia e giustizia.

 

Vostro

 

Disoccupato-incazzato-insonne

Claudio